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Indovinami, indovino

tu che leggi nel destino:

l’anno nuovo come sarà?

Bello, brutto, o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni

che avrà di certo quattro stagioni,

dodici mesi, ciascuno al suo posto,

un carnevale e un ferragosto,

e il giorno dopo del lunedì

avrà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo

nel destino dell’anno nuovo:

per il resto anche quest’anno

sarà come gli uomini lo faranno.

Gianni Rodari


Per l’appunto!

2007, un numero che non mi piace, ma del resto è dal 2000 in poi che perdura questa sensazione…Dovrei  forse "pensarci" attentamente e trovare una risposta convincente ma è proprio necessario? No, sarebbe una perdita di tempo…in fondo …in fondo… sarà come lo farò

Allora auguro a me stessa e a Voi che mi avete accompagnata e letta  in quest’anno che stà per concludersi, di avere sempre come compagni di viaggio la  forza, il coraggio, la grinta, l’energia e  sopratutto il desiderio di "fare" bene. Il nostro destino lo decidiamo noi, costantemente, con le nostre parole, i nostri pensieri e le nostre azioni.

E per concludere, un grazie di cuore agli amici che mi hanno preceduta nel post precedente !Buon Anno!

Cin Cin!!!

 …per diri grazie Luna!   

Oggi quando ho visto quella busta grande, lì, poggiata davanti alla mia porta, il mio pensiero è corso immediatamente a te …avrei voluto dire qualcosa subito, quando i miei sospetti hanno trovato conferma, ma il tempo era troppo poco per dedicarti queste righe e così l’ho messa da parte, pensando che a sera avrebbe avuto tutta l’attenzione che meritava …un pensiero che mi ha accompagnata per tutto il giorno mettendo a tacere il malumore…sono tornata a casa dopo il lavoro, il tempo di darmi una rinfrescata e via di corsa dal dentista…e ora sono qui con un dolore che pulsa sordo in bocca ma con il cuore che sorride osservando questi pacchetti che ho finalmente tirato fuori…farò la brava e terrò a bada la curiosità, promesso…ma solo fino alla mia partenza!

Ricordi la mia metafora sulla rete, il prato e i fiori rari …? Ecco, probabilmente non te l’ho mai detto, tu sei per me un fiore.

Sono passati tanti mesi…non amo stilare liste di buoni propositi per l’Anno Nuovo, ma questa volta ne ho uno, quello di crearmi l’occasione per vederci.

 

Ti voglio bene cara amica, un abbraccio.
Ti disprezzo, che ci posso fare? E’ più forte di me. Non mi consola neppure il pensiero che sia un “emozione” complessa, forse più di tanti altri sentimenti.

Eppure non sai cosa darei perché fosse finalmente indifferenza, oppure tristezza o anche dolore, perché no…tutto è preferibile al disprezzo, un sentimento dal sapore aspro, metallico, che arriva  allo stomaco in un baleno e  lo stringe in una morsa, mentre il sangue diventa gelo e la mente risponde con il sarcasmo…dal cuore non arriva nulla, nemmeno un sussulto…sembra un servitore umile prostrato a terra che non osa fiatare…tendo ancora di più l’orecchio, sperando in un piccolo miracolo, un pensiero che scaturisca da chissà quali profondità a restituirti …qualunque cosa…un ricordo che faccia riemerge una parvenza di simpatia, una parola che mi ricordi un sorriso, un batticuore…nulla di tutto questo…no, ferma…ecco che qualcosa si muove, lo sento stringersi, si rannicchia….insisto, lo interrogo, ma non c’è nulla da fare, scuote la testa tenendola bassa…no, no, no… lo lascio stare, devo lasciarmi stare…tra poco la mia mente veleggerà verso altri lidi, e tu di nuovo nel posto che ti spetta, lontano, lontanissimo da me… immagine sempre più sfocata, sperando che la destinazione sia finalmente la terra dei dimenticati!

Le accumuliamo e le chiudiamo in scatole di cartone, alcune più fortunate in casse di legno, e ci dimentichiamo di annotarci sopra cosa sono… e passa il tempo e le scatole di cartone e le casse sono sempre piu umide e le parole faticano a rimanere all’asciutto…ogni tanto una di quelle scatole cede e alcune parole cadono, sono quelle più vecchie, parole lette o scritte dimenticate da tanto tempo…eppure anche loro erano state scelte tra tante ma poi relegate in soffitta alla rinfusa perché non sempre si è avuto il tempo di scegliere quali tenere per la vita, più che per conversare …alcune sono finite su foglietti volanti o su quaderni sgualciti, diventate oramai fuori moda…non vecchie, solo inutilizzabili o non commestibili senza un’adeguata preparazione…sono ingredienti di un piatto che sappiamo possa essere condiviso ma abbiamo dimenticato come metterli insieme con gusto, sentimento ed intelligenza. Questo presuppone un’intenzione, un progetto. Possiamo allora stilare una lista di cosa farne e c’è chi ci riesce, un po’, tra una marea di dubbi…si vuotano quel tanto che basta quelle scatole e alcune parole vengono spostate e messe altrove, e ci ricordiamo questa volta di annotare  cosa sono con un titolo…per sapere cosa c’è dentro a queste nuove scatole bisogna aprirle e non è cosa da poco, anzi!…a volte nel farlo le parole ti piombano addosso con un impeto che lascia sbalorditi, alcune sono odiose o incomprensibili e ci chiediamo se l’autore stesso sia consapevole di ogni sua parola messa in quella scatola, ci chiediamo cosa ci sta dicendo o se vuole veramente dircelo. A volte vuotiamo quelle scatole senza  perdere troppo tempo a selezionare quelle più significative, alcune volte lo facciamo assaporando il gusto della ricerca dei pezzi migliori, quelli da collezione, come fossero oggetti praticamente introvabili e per questo tanto più preziosi…ci stupiamo di quante ne abbiamo accumulate…e svuotiamo…e facciamo pace con quelle scatole…ci rassicura vederle diminuire nel tempo…e scriviamo, e leggiamo, tenendo da parte quelle più leggere  che lasciamo ad asciugare al sole sui fili tesi sopra il verde di un giardino, come fossero immagini fragili ma serene …arriviamo anche a spingerle un po’ brutalmente fuori dall’ombra per farle stare meglio sotto la luce…il loro debole lamento è inutile, lamento che si mischia al vento che finisce per tacere quando loro si diluiscono nell’aria finalmente libere.
Inutile ammassare questi amuleti fonici e grafici contro la sorte, perché la vita si scrive da sola e volerla ricopiare e imprimere nero su bianco serve solo a deporre e incollare sulle pagine,  per un breve lasso di tempo si spera, il dolore.

Tu …ti aspetto da un po’ sai per parlarti di questo ed altro…volevo sapessi di queste scatole…apro porte e finestre e spio il tuo arrivo per correre con te alla più vicina discarica a fare un bel falò che salga alto nel cielo…cenere come concime per nutrire il verde dei prati…oppure carta da riciclare per una grande opera caritatevole….bisogna pur disfarsi delle parole ingombranti! Aspetto una tua lettera che non lascerò invecchiare e non rinchiuderò in nessuna scatola. Ed io ti risponderò con quel mucchietto di neve che ci è rimasta sulla punta delle dita…

….caldo, freddo, caldo…brividi sulla pelle mitigati dai raggi birichini di un sole che gioca a nascondino…il vento prende forza, a tratti sembra furioso…cammino al tuo fianco, devo rallentare, il tuo incedere logorato dall’età mi costringe ad adeguare i miei passi….oggi tutto tace, il lavoro è distante, il cellulare spento…solo tu potevi farmi notare quelle nespole…non le ho mai viste sai mamma, eppure questa strada non la percorro per la prima volta come te…un pensiero si affaccia alla mia mente e tento di scacciarlo via come un insetto molesto…eppure è così, sei anziana mamma ed io ho paura…ma tu ti fermi a guardare i giardini e mi restituisci il tempo delle piccole cose…rallenti ancora di più davanti alle ricche vetrine e come al solito tenti di convincermi ad entrare…ed io come al solito m’invento mille scuse per evitarti delle spese inutili…e mi racconti ancora di te bambina che attraversava i gretti dei fiumi scalza…sorridi con malinconia…ed io mi sento in colpa. Quanto cose diamo per scontate…tu non rimpiangi quei piedi nudi, tu rimpiangi quella bambina, quel mondo più sicuro, più accogliente, duro ma onesto, rimpiangi la semplicità mamma…rimpiangi i tuoi sogni forse…non chiedi, non lo fai mai e io te ne sono grata, non voglio mentirti ma lo sento il tuo cuore che trema e spera per me…so che preghi ma non osi più parlarmi di Dio…penso alle scelte che non hai potuto fare e penso a quelle che ho fatto io ed è questa consapevolezza che dovrebbe fare la differenza, per me e per te…ricordi la libertà che hai sempre desiderato per me, quella che ti è stata negata? Ecco, solo di questo devi essere cosciente….ma il tuo cuore di mamma non ne vuole sapere, lo so, e il mio si tinge di angoscia al pensiero di non poter far molto per accontentarti se non volerti bene, un mondo di bene, di quelli che non si barattano con niente e nessuno.

In quel bar dove t’inventi le notti
hai incrociato il suo sguardo.
Le solite parole, banalità
che si dicono quando è tardi
e i corpi si parlano nel buio.

Un volta ti capitava spesso
di aver voglia di cambiare vita
e con lui hai fantasticato che
sarebbe stato diverso…
una sera dopo l’altra
chiudendo la porta dietro di voi.

Ora diffidi delle false partenze,
le strade troppo presto si dividono
e cadere dall’alto, una volta di troppo,
per te vorrebbe dire la fine…
per una storia che dura solo una sera.

Amica mia,
vorrei che lo specchio
che vede ogni sera
il tuo visto stanco
potesse ridarti
la speranza che hai consumato
tra le sue braccia.

 

 
 

 

Grazie Sofia per la segnalazione!

Un click qui per regalare un pasto caldo. The Hunger Site Logo

Colgo l’occasione per ringraziare , ricambiare e fare gli auguri di Serena Pasqua a tutti! 

Oggi l’orrore e l’impossibilità assoluta di capire…un abbraccio piccolo, un abbraccio cosmico.

…e che nessuno venga a parlare di perdono!…

 

Ti senti sola nell’universo
Paura del cielo e dell’inverno
Paura della pazzia e della guerra
Paura del tempo che passa
E ti chiedi come fare a vivere
con questo rumore e questo furore.
 
Non lo so, mi sento persa pure io sai
Penso a un gabbiano e al suo volo
Sempre più in alto
A lui basta aria fresca, acqua e pesca.
 
Mostrare i denti?
Abbassare le braccia?
Sei stanca di essere ingannata
dai mercanti di libertà.
Stanca di ascoltare e di aspettare.
 
 
Aria pura, acqua fresca,
un po’ di pesca, sembra poco,
ma al gabbiano tanto basta per volare
sempre più in alto.
 
Ti chiedi dove sia l’amore
che ti hanno raccontato,
l’amore che ti hanno cantato,
non riesci a scorgere le tracce
di questo salvatore dell’umanità.
Sotto quali stelle si nasconde? in quale paese?
 
Non so risponderti oggi
Rincorro un gabbiano
Che vola sempre più in alto.
A lui basta solo aria pura,
acqua fresca e un po’ di pesca.

 
 

 
 
Una mattina come tante, io la ricordo così… avevo 13 anni…nessun segno premonitore… a scuola come sempre fino all’uscita e poi non so…ricordo la mia amica Rosanna , lei che di solito prendeva il pulmino quel giorno decide di andare alla stazione ad aspettare sua sorella che sarebbe tornata dal liceo…sì, quelli erano tempi in cui intorno mezzogiorno la stazione si animava di tanta vita…studenti che andavano o rientravano…perché decisi di punto in bianco di accompagnarla facendo un giro largo? Non lo so, fatalità…ricordo molto bene invece la sensazione appena giunte lì…un sentire nell’aria che qualcosa è successo , disagio ed ansia mentre ci avviciniamo all’ingresso…e arrivano le voci…è successa una disgrazia… un uomo è morto…dicono che forse è buttato sotto a quel treno…c’è troppa gente, una ressa di curiosi e noi con loro e rumore, troppo rumore…varchiamo la soglia dell’ingresso in mezzo alla ressa e ci ritroviamo di nuovo fuori al sole, vicine ai binari…e lo vedo, quasi denudato…il suo viso no…ma i capelli…è tutto tremendamente familiare, la canotta che porta sempre, le sue gambe…lo riconosco ma non a livello razionale, non del tutto…la mente alza la sua barriera protettiva…non ricordo di aver detto nulla…mi sono girata e sono uscita e la mia amica era lì di fianco a me che stranamente mi accompagnava fin sotto casa…e io parlo, parlo di Enzo il mio filarino col cuore però in gola… e lei  “chiamami, per qualsiasi cosa chiamami”…chiamarla? Allora non ci chiamavamo mai al telefono…non aveva mai conosciuto mio padre ma aveva capito quanto me, ancora oggi mi chiedo come……di colpo sono sola mentre salgo quella scale e l’angoscia ha smesso di giocare a nascondiglio… mi apre la porta mia mamma preoccupata, mi dice che papà è uscito e non è ancora tornato a casa…già, sono mesi che rimane chiuso in camera…la guardo e le dico “mamma, credo che papà non tornerà, è successo…”. Pochi minuti dopo bussano alla porta e quelle divise sono lì a fugare gli ultimi dubbi…
 
Oggi è la festa del papà  ma non c’entra molto, tante ne sono passate in silenzio…solo una serie di piccole circostanze di questi ultimi giorni…tra le quali  un’intervista ad Alda Merini, una donna che ammiro e rispetto profondamente , che ad una domanda della giornalista ha risposto “ lei vuole farmi piangere?” “no, certo che no” “ e invece sì, perché parlare e ricordare vuol dire svegliare il dolore, buttiamoci le cose alle spalle…”.
 
Ecco io non sono del tutto d’accordo…quel dolore nel tempo cambia pelle e le parole servono ad annientare i fantasmi…il dolore è un passaggio obbligato per "capire"…e poi una persona mi ha ricordato con il suo dolore come certi eventi possano scatenare una serie di reazioni a catena, come ognuno di noi possa venire travolto da ondate gigantesche e sbattuto  su una spiaggia che non è più la stessa…e poi? T’incammini e la strada è irta di ostacoli che prima non c’erano e il resto è la storia di quello che siamo riusciti a superare o meno, è la nostra storia, quello che siamo….
 
Ho scritto e non scritto pensando a te che stai disteso su quel letto…e penso a quanto vorrei che tu uscissi, non per andare alla stazione…non esiste più quella stazione come la ricordo, è semi abbandonata e non ci lavora più nessuno, resta lì, simbolo di tante altre vite cambiate all’improvviso e quando posso ci vado per dimostrare a me stessa che non provo piu paura o disagio ma solo una malinconica tristezza… pensa a me e pensa a te stesso … pensa alla piu grande responsabilità che abbiamo, quella verso noi stessi…devi andare fuori al sole, correre incontro alle cose che ancora puoi vivere. Non è tardi!
 
Un abbraccio fortissimo.MUAH!!!   

Una mia piccola impronta in libreria

Un'opera del "Web Writers Group's - Libera associazione di scrittura solidale" che devolve l'intero ricavato della vendita di questo libro, per le finalità benefiche ed assistenziali della LAIF di Roma. Scritto da 34 bloggers di 23 città d'Italia con 60 opere tra poesie e racconti per un totale di 171 pagine sul tema dell'infanzia. Introduzione di Maurizio Mannoni. Il libro è acquistabile in rete presso sito dell'editore, cliccando sull'immagine della copertina.
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