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L’ho saputo davvero per caso. Il che la dice tutta.
Me ne stavo amenamente trastullando con un amico di lunga data, un giornalista neo-zelandese, con il quale ci incontriamo in un sito, chesscube.com, dove ci sfidiamo in un nostro personale duello a scacchi mentre chattiamo scambiandoci informazioni sull’Europa e su quello che accade nel continente australe e nel sud-est asiatico, di cui lui è un attendibile esperto.
A un certo punto, mi fa:
“E che ha detto Bruxelles della bomba di Amnesty International?”
“Quale?”
“Quella di tre giorni fa che gli ha ammollato il filosofo francese in piena riunione sul budget dell’Unione Europea”.
(sconcertato dalla mia ignoranza dei fatti, nonché  fortemente incuriosito, chiedo ragguagli in merito)
“Ma sì, quella dei rapinatori delle banche”
“Quali banche? Dove?”
“Nel nord della Grecia”
“Chi?”
“Gli anarchici, i ragazzi arrestati e poi torturati dalla polizia”.

A questo punto mi arrendo e confesso di non sapere di che cosa stia parlando.

E così, vengo a sapere da un neo-zelandese che abita in quel di Auckland, a 22.500 chilometri di distanza, 12 ore di fuso orario prima di noi, dall’altra parte del mondo, nel continente più lontano (in tutti i sensi) dalla nostra vecchia e cara Europa, che cosa sta accadendo a 1.000 chilometri da Roma, nel territorio che è stata la culla originaria della nostra civiltà.

E tutto grazie ad Amnesty International.

Faccio delle telefonate e mi butto in rete a caccia di notizie. In Italia, nulla. In giro per l’Europa, anche.

Notizie strabilianti in Sudamerica, in Canada, in California e sembra dovunque tra i bloggers scandinavi e nord settentrionali che scrivono nelle loro lingue.

Descrivono e raccontano qualcosa che sta accadendo in questi giorni di cui a nessuno è stata detta neppure una parola, né a Roma, né a Berlino, né a Parigi né a Londra.

Tantomeno a Madrid.

Parlano della Grecia.

Ma in termini nuovi.

Nel senso che riferiscono di una società ormai collassata, al limite della guerra civile, ormai precipitata nel baratro, sulla cui attuale realtà è stato steso un osceno velo di totale censura per impedire che le notizie vengano usate in campagna elettorale in Italia e diffuse in Spagna dove sta esplodendo la tangentopoli iberica delle banche corrotte e Rajoy ha già fatto sapere a Bruxelles che là a Madrid si corre il rischio di veder la situazione sfuggire al controllo.

La Grecia è crollata, definitivamente, sotto il peso dei debiti contratti con la BCE.

Stanno assaltando i supermercati. Ma non si tratta di banditi armati. Si tratta di gente inviperita e affamata, che non impugna neanche una pistola, con la complicità dei commessi che dicono loro “prendete quello che volete, noi facciamo finta di niente”. Si tratta della rivolta di 150 imprenditori agricoli, produttori di agrumi, che si sono rfiutati categoricamente di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi, come richiesto dall’Unione Europea. Hanno preso la frutta, l’hanno caricata sui camion e sono andati nelle piazze della città con il megafono, regalandola alla gente, raccontando come stanno le cose.

Si tratta di 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che da padroni della propria azienda sono diventati impiegati della multinazionale bavarese Muller che si è appropriata delle loro aziende indebitate, acquistandole per pochi euro sorretta dal credito agevolato bancario,quelli  hanno preso i loro prodotti della settimana, circa 40.000 vasetti di yogurt (l’eccellenza del made in Greece, il più buon yogurt del mondo da sempre) li hanno caricati sui camion e invece di portarli al Pireo per imbarcarli verso il mercato continentale della grande distribuzione, li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali

Si tratta anche di due movimenti anarchici locali, che si sono organizzati e sono passati alle vie di fatto: basta cortei e proteste, si va a rapinare le banche: nelle ultime cinque settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. Rubano ciò che possono e poi lo dividono con la gente che va a fare la spesa. La polizia è riuscita ad arrestarne quattro, rei confessi, ma una volta in cella li hanno massacrati di botte senza consentire loro di farsi rappresentare dai legali. Lo si è saputo perché c’è stata la confessione del poliziotto scrivano addetto alla mansione di ritoccare con il Photoshop le fotografie dei quattro arrestati, due dei quali ricoverati in ospedale con gravi lesioni.

E così, è piombata la sezione europea di Amnesty International, con i loro bravi ispettori svedesi, olandesi e tedeschi, che hanno realizzato una inchiesta, raccolto documentazione e hanno denunciato ufficialmente la polizia locale, il ministero degli interni greco e l’intero governo alla commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità continentale per intervenire subito ed evitare che la situazione peggiori.

Siamo venuti così a sapere che il più importante economista tedesco, il prof. Hans Werner Sinn, (consigliere personale di Frau Angela Merkel) sorretto da altri 50 economisti, avvalendosi addirittura dell’appoggio di un rappresentante doc del sistema bancario europeo, Sir Moorald Choudry (il vice-presidente della Royal Bank of Sctoland, la quarta banca al mondo) hanno presentato un rapporto urgente sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, sostenendo che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/ 30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”.

Silenzio assoluto.

Nessuna risposta.

Censura totale.

Nessun candidato alle elezioni in Italia ha fatto menzione della situazione greca attuale.

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=79d19a9846880762 (qui trovate il resto dell’articolo….è lungo, ma vale la pena leggerlo!)

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"Questa società assassina e folle, inquinata e puzzolente, che mangia cibo spazzatura e scopa poco e male, questa società volgare, sessuofoba e pornografica drogata di shopping e di ansiolitici, alcolizzata e cocainomane non ha rimorsi, non inorridisce davanti all’enormità dell’orrore perché è totalmente sprovvista del senso della sacralità del mondo. Non ha rispetto. Proprio perché non vede nulla oltre ai corpi e ai sassi. Ma non è stata capace di uccidere Dio lo ha solo trasformato in un regista di reality show. La vita è ridotta a un cumulo di cause e effetti, acquisti e drammi senza né capo né coda. Non c’è un disegno divino, una missione individuale, un dovere sociale, un’aspirazione superiore. Non c’è niente altro che denaro e vantaggi spiccioli. E questo deserto filosofico e emotivo è il blocco che impedisce agli umani di esaltarsi per il solo fatto di esistere, emozionarsi per i tramonti, prendere la vita appieno, farla propria, viverla. E’ questa mancanza di SENSO DELLA VITA a far sì che la gente non abbia dignità, non si ribelli, non sia solidale, innamorata, artistica. Una razza di suicidati spirituali che non hanno il coraggio di pensare a quando la loro vita finirà (di certe cose non si parla mai, è maleducazione come grattarsi e sbadigliare). Una società di pazzi che fingono di essere immortali guardando ogni giorno l’agonia di 100 morti ammazzati in tv."

(Jacopo Fò)

Occhio per occhio… e il mondo diventa cieco (Gandhi)

http://www.boston.com/bigpicture/2008/12/israel_and_gaza.html

 

Voglio proporre un grappolo di pensieri per questa giornata.

1) Il ricordo di chi ci ha preceduto può essere un atto di affetto e di saggezza. Può diventare un "momento" in cui raccogliamo la testimonianza delle comuni fragilità umane e la consegna di proseguire l’impegno di ciò che è stato fecondo nella vita della persona defunta.

2) La resurrezione non è una seconda vita nè un semplice prolungamento di quella presente. Nella testimonianza biblica, la resurrezione rappresenta la fioritura piena di questa vita, una pienezza che può operare solo il "Dio che resuscita i morti". Egli compie in noi ciò che ha compiuto per Gesù.

3) La speranza della resurrezione non significa quindi una fuga nell’aldilà, bensì un radicale rimando all’aldiqua, alla cura autentica della vita e all’impegno operoso nella storia. Nella morte rimettiamo la nostra vita nelle mani di Dio che la porta a compimento. Gesù non ha mai separato la partecipazione piena alla vita e la fiducia nel Dio che vince la morte.Questo è l’atteggiamento profondo del credente: mettere la vita e la morte nelle mani di Dio. Le altre speculazioni sono spesso evasioni dalla fiducia in Dio.

4) Tutto l’armamentario del suffragio, come si è sviluppato nel secondo millennio, costituisce un grave insulto all’amore gratuito di Dio. L’industria del suffragio e l’invenzione del purgatorio, avvenuta nel dodicesimo secolo, sono il frutto della delirante presunzione della casta sacerdotal-gerarchica di poter influire sulla condizione dei defunti a suon di messe e di indulgenze. E’ nato così un redditizio quanto scandaloso mercato del tempio, quasi che le mani della chiesa gerarchica fossero più salvifiche di quelle di Dio.

5) Non abbiamo bisogno di nessun suffragio. Non abbiamo un Dio da placare o da muovere a misericordia. Non preghiamo Dio prerchè si affretti a salvare i nostri defunti. Lo preghiamo per averceli donati come compagni di viaggio e perchè dia a noi la forza di credere in Lui, di fidarci della Sua Parola. Lo preghiamo in affettuosa solidarietà con chi soffre per la morte di un familiare o di un amico.

6) In questi giorni purtroppo esplode la superstizione e con i ripetuti riti delle messe di suffragio si legittimano una teologia e una pratica pastorale aberranti, come se un Dio ragioniere aprisse le porte del paradiso a quei defunti che, tramite la rubinetteria ecclesiastica, sono beneficiari di un grande numero di messe celebrate sulla terra.

7) L’anticipo di questa deviazione si trova già nella festa dei santi. Infatti non c’è nessun santo. Santo è solo Dio. Noi siamo semplicemente creature e la nostra fragilità non va nascosta sotto artefatte aureole. Siamo certamente in presenza di percorsi di fede di diversa intensità e possiamo ringraziare Dio quando incontiamo dei testimoni particolarmente stimolanti del Suo amore, ma non è proprio il caso di santificare nessuno. I vari padre Pio, i santi dei santuari e le innumerevoli madonne di cui la gerarchia cattolica ha incoraggiato, inventato o tollerato il culto sono ormai strumenti manipolatori e vere e proprie agenzie assai redditizie.

• da La Stampa del 27 novembre

di Massimo Gramellini

Ha scritto Claudio Magris che «se il Dalai Lama fosse un oscuro leader africano rappresentante di qualche etnia barbaramente massacrata, nessuno lo prenderebbe in considerazione». Ma a maggior ragione vale il paradosso opposto: se a detestarlo fosse un oscuro Stato africano, nessuno in Italia si farebbe problemi nell’accoglierlo. Invece l’ira della Cina per la visita imminente ha provocato tremolii diffusi alle ginocchia della politica romana. La linea l’ha data Bertinotti, pacifista dell’Arcobaleno, nel senso che ne fa di tutti i colori: ha negato al Dalai Lama l’aula di Montecitorio, dove un suo discorso avrebbe alzato pericolosamente la media della sintassi, e lo ha relegato in Sala Gialla, che fra l’altro si intona di più ai cinesi. Abbacinati da una simile prova di equilibrismo, i colleghi del presidente della Camera si stanno attrezzando. Prodi medita di ricevere l’ospite a Palazzo Chigi, ma non dentro: sull’uscio e in equilibrio su una gamba sola, per dissociarsi dall’incontro con almeno la metà del corpo. D’Alema, già convertito in Dalai Lema, troverà più prudente tornare al soprannome di gioventù: DaleMao. Il mandarino Vhel Tro Nhi, che in cuor suo dedicherebbe al Tibet una mostra, una piazza e una marca di ghiaccioli, si limiterà a ricevere il Dalai Lama ma anche l’ambasciatore di Pechino. L’unico a non tentennare sembra lo scioglitore di partiti Berlusconi. Si appresta a presentare al Dalai Lama un progetto di scioglimento proporzionale della Cina e dei ghiacci dell’Himalaia, che lascerà il sant’uomo senza fiato, anche se con una lieve perplessità: perché d’ora in poi dovrebbe farsi chiamare Vice Dalai? 

No alla pedofilia

http://www.mobilitazionesociale.it/ams/intro.asp

http://cronacaeattualita.blogosfere.it/2007/06/aboliamo-la-giornata-dellorgoglio-pedofilo.html

23 giugno, Giornata Mondiale dell’Orgoglio Pedofilo

Sì, avete letto bene, il 23 giugno si terrà la giornata Mondiale dell’orgoglio Pedofilo; tutti i pedofili del mondo accenderanno una candela azzurra. Un gesto simbolico per ricordare i pedofili incarcerati perché – come dicono loro – "vittime delle discriminazioni, delle leggi ingiustamente restrittive per ribadire l’amore che proviamo per i bambini" (boyloveday international). Queste persone (se è giusto indicarle così) hanno pure un loro sito e non è un sito illegale, non contiene pornografia, anzi questi signori si impegnano a convincere i loro lettori di agire nel bene, di volersi differenziare dai criminali, da chi commette atti violenti, da chi costringe i bambini, i ragazzi, dicendo che loro li amano.

Interessante la galleria di immagini, dove anche Babbo Natale viene mostrato al pari di un pedofilo, dove addirittura viene mostrato un fin troppo amorevole prete in compagnia di un ragazzino: si evince un chiaro desiderio di far apparire assolutamente normale e non come perversione sessuale, ad esempio, partecipare ad un’orgia, portare avanti un rapporto tra un adulto e un minorenne.

Non è una novità: sono 8 anni che questa giornata esiste, che questo sito è on line, nell’indifferenza di tutti gli organismi internazionali.

E’ stato richiesto anche l’intervento dell’ONU, ma tutto è rimasto così com’è.

Ora è partita una petizione, sono state scritte TRE pagine su questa giornata, nelle quali la polizia postale spiega perché non si può chiudere il sito.

http://www.epolisroma.it/

Questa è la prima risposta a questa giornata:

Una fiaccolata a Palermo contro la pedofilia

L’Associazione per la Mobilitazione Sociale di Palermo, chiede che vengano oscurati tutti i siti web che in qualche modo danno voce e spazio alla pedofilia. Le istituzioni prendano una ferma posizione considerando reato anche la solo promozione on line di questo turpe mercato.

Un fermo “No” contro la “Giornata Internazionale dell’orgoglio pedofilo”.

Proviamoci, facciamo una catena di blogger, se credete che possiamo urlare un NO anche noi, prendete questo post, copiatelo sui vostri blog e siti, inviatelo per e-mail a conoscenti e amici, fatelo girare tra i blogger.

Uniamo le nostre forze per qualcosa di positivo.

Fate firmare la petizione che sarà presentata all’UNICEF e all’On. Frattini.

nome e cognome tramite sms 3391819641

oppure

nome e cognome tramite mail italia@epolis.sm

Copia e diffondi.

Decidere di donare i propri organi e tessuti dopo la morte è un gesto di grande generosità. Così facendo si concede a un paziente, in molti casi in fin di vita, la possibilità di guarire e riprendere una vita normale. Non esistono precisi limiti di età per la donazione. In particolare le cornee e il fegato possono essere prelevati da donatori di età anche superiore a 80 anni!

Dopo la morte possono essere donati cuore, reni, fegato, polmoni, pancreas e intestino (organi), pelle, ossa, tendini, cartilagine, cornee, valvole cardiache e vasi sanguigni (tessuti). Da donatore vivente possono invece essere donati rene e parte del fegato (organi), midollo osseo, cute, placenta, segmenti osteo-tendinei e cordone ombelicale (tessuti).

La dichiarazione di volontà a donare organi e tessuti è regolamentata dalla legge. La stessa legge introduce il principio del silenzio assenso, che però non è ancora entrato in vigore. Per il momento, dunque, valgono solo il sì o il no dichiarati esplicitamente in vari modi:

– compilando il tesserino blu del Ministero della Salute che deve essere conservato insieme ai documenti personali

– compilando online la dichiarazione di volontà e stampando il proprio tesserino sul sito della Campagna di informazione “Dai valore alla vita”

– registrando la propria volontà presso la ASL o il medico di famiglia

– attraverso una dichiarazione scritta da conservare insieme ai documenti personali (per essere valida deve contenere nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà positiva o negativa, data e firma)

– attraverso l’atto olografo di una delle associazioni di settore

Se un cittadino non esprime la propria volontà, al momento attuale la legge prevede che i familiari possano opporsi al prelievo durante il periodo di accertamento di morte. Pertanto è bene mettere al corrente della propria scelta anche chi ci sta vicino!

Riassumendo, in caso di morte possono verificarsi tre casi:

1. il cittadino ha espresso in vita la volontà positiva alla donazione, in questo caso i familiari non possono opporsi: donazione si.

2. il cittadino ha espresso volontà negativa alla donazione, in questo caso non c’è prelievo di organi: donazione no.

3. il cittadino non si è espresso, in questo caso il prelievo è consentito se i familiari non si oppongono: donazione si/no.

Non è possibile decidere in vita a chi verranno donati i propri organi, ma verranno assegnati ai pazienti in lista di attesa in base alle condizioni di urgenza e alla compatibilità clinica e immunologica con il donatore. Infine, ricevere un organo non costa nulla: le spese per il trapianto sono totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

 La tessera per donare http://www.daivaloreallavita.it/

• da Il Riformista.it del 3 aprile 2007

Al di là di dogmi, non possumus e dispute teologiche, il secondo anniversario della morte di Giovanni Paolo il Magno, al secolo Karol Wojtyla, ci offre l’occasione per interrogarci su un quesito che sta molto a cuore anche a noi laici: e cioè quanto è cambiata la Chiesa in questi due anni senza la guida del pontefice polacco? La domanda la poniamo senza addentrarci nelle sottigliezze di natura intellettuale che lasciamo volentieri agli atei devoti più interessati ai paleologi che alla parabole di Cristo. Dunque: che Chiesa è quella che sta venendo fuori con Ratzinger?

La percezione che si coglie, anche tra i cattolici con cui parliamo e ci confrontiamo, è prevalentemente negativa, almeno in rapporto al predecessore di Benedetto XVI. In questi tempi il sorriso di Wojtyla e la sua forza di pellegrino sembrano un ricordo lontano. Certo, Giovanni Paolo è stato un papa fortemente conservatore in materia di etica e morale sessuale, lo sappiamo benissimo. Eppure agli occhi di molti, e non solo necessariamente cattolici, la sua Chiesa aderiva completamente al vangelo: nel senso che lasciava una porta aperta a tutti. Insomma era un Chiesa in cui si respirava il profumo del mistero di Cristo, scolpito da duemila anni nel comandamento lasciato come testamento agli apostoli nell’Ultima Cena: amatevi gli uni altri come io ho amato voi. Oggi, invece, la forza di Ratzinger sta più nella difesa strenua dalla secolarizzazione, dando la sensazione che le porte lascino passare meno persone del previsto. Che siano i Dico oppure i funerali di Welby, la Chiesa sta alzando barricate talvolta incomprensibili agli stessi cattolici. Si tratta di riflessioni che nascono sull’onda del ricordo di Wojtyla, di quel vangelo posto sulla sua bara che un colpo di vento chiuse il solenne giorno delle esequie in san Pietro: una metafora possente per chi crede. Il vangelo si chiuse e nel conclave il vento spirò su Ratzinger l’ortodosso, Ratzinger il tedesco, Ratzinger l’inquisitore. Un segno che ci ha introdotti in tempi di altissima conflittualità tra Cesare e Dio. Per carità, non tocca a noi dire al papa cosa fare o non fare, ma la turris eburnea in cui sembra aver rinchiuso una Chiesa in stato d’assedio crediamo che non sia un bene per nessuno. Noi speriamo, da laici, in una chiesa che dialoghi con tutti, che si faccia finanche agnello tra i lupi, ma che nel mondo e in Italia faccia prevalere sui divieti il comandamento dell’amore.

Domenica scorsa, con la liturgia delle Palme, siamo entrati nella settimana santa. In tutte le chiese è stato letto l’intero racconto della Passione e Morte di Gesù. Pagine tremende, per chi crede, di una bellezza tragica e divina, che culminano nel Venerdì Santo, quando Cristo viene inchiodato sulla croce. Chiunque si accosti a questo racconto evangelico, anche un non credente, non può fare a meno di interrogarsi sul mistero della morte. Ma sono anche pagine che rimandano al cielo. E per questo ci chiediamo: questa Chiesa di Ratzinger assomiglia al cielo? 


Buona Pasqua a tutti!

• da La Stampa.it  di Giancarlo Dotto

Una volta malvagi, carogne e aguzzini erano più decifrabili, li incontravi solo in luoghi estremi, nei locali sadomaso e nei libri di Gilles de Rais, in certi lager e in certi salotti, nelle sette sataniste e nei centri di riabilitazione, nei carceri e nelle caserme. Dovevi incappare in Girolimoni o in Mamma Ebe, l’antesignana di Wanna Marchi. Le cronache di questi tempi dimostrano che i lager e le gogne sono ovunque e dove meno te lo aspetti. E non parlo solo delle sale bingo o di Palazzo Madama. Cose turpi accadono tutti i giorni all’insegna di «Odia il prossimo tuo almeno quanto odi te stesso». Prendiamo la scuola. Il tempio dell’istruzione e della formazione. Dalle cronache degli ultimi giorni, maestre alla Dario Argento che trapuntano a colpi di forbice la lingua di scolaretti turbolenti o li costringono a leccare la loro pipì sul pavimento. Insegnanti che fanno sesso con gli allievi e viceversa. L’ultima, da Bari, il preside di una scuola preso a calci e pugni dai genitori per un pagella non condivisa. Per non dire dei pusher. Li trovi che trafficano all’uscita ma sempre più spesso dentro le scuole. Ex allievi, bidelli, in qualche caso gli insegnanti stessi.

Se esci illeso dalla scuola, c’è sempre la famiglia, il sacro bunker degli affetti. L’ultima è la mamma di Agrigento che ha accoltellato il figlio alla gola.

Da Cogne in poi restare solo con la propria genitrice è una vicenda aperta a tutte le soluzioni. Dopo Novi Ligure, i genitori scrutano con malcelata inquietudine i loro figli tutte le volte, sempre di meno, che gli capita di porre un veto alle loro smanie. Non va meglio tra le coppie. L’uomo di Ferrara, impiegato di una pompa funebre, è inciampato per le scale trascinando il cadavere della moglie da lui appena estinta. Secondo gli ultimi dati Istat i responsabili di violenze, stupri sono sempre più i partner, i conviventi o gli ex. Si parla ormai di «stress da condominio» come di una nuova patologia. Il vicino di casa come minaccia. Bene che ti va ti bruciano il gatto, se non è l’agguato a colpi di mazza. Nella hit dei nuovi sadici contemporanei, si affacciano i tassisti, non tutti. T’infili nel loro abitacolo dopo la lunga attesa e hai subito la sensazione d’essere finito nella tana di un nemico. Un sottile disagio. L’aria condizionata a tutta birra, la musica a palla, Pappalardo o il tifoso di una radio locale. Se la destinazione che hai appena timidamente suggerito non gli garba ti rispondono con un grugnito o un silenzio ostile. Lo stesso che replicano alla fine se la mancia non supera i 50 centesimi. Sadici in salsa cafona affollano i vagoni di prima classe. Suonerie dei cellulari da fantasia perversa ti arrivano sulla pelle come le scudisciate di Samantha, celebre mistress di Torino e dintorni. Seguono conversazioni disinibite a vantaggio di tutti. Malori, rivolte e crisi di panico si sprecano negli aeroporti, tra voli cancellati e ritardati. Decidi di andare a piedi e ti ritrovi dentro un videogame acceso. Scooteroni giganti come vasche da bagno arrivano dal nulla e ti puntano addosso con la precisa intenzione di abbatterti per la sola ragione che rappresenti un’interferenza tra loro e il record di percorrenza tra un incrocio e l’altro. Considerato che in ufficio rischi il mobbing e negli stadi le botte, non senza esserti prima appiattito per passare il tornello, che al cinema ti molestano con le buste di pop corn, la tosse canina e la risata asinina, che le vacanze stremano, diventa quasi un espediente ricoverarsi in ospedale. Dove puoi restarci una settimana o per sempre. Dipende dal farmaco che ti somministrano. 

Non prendertela, Plutone, ma dobbiamo darti l’addio. Dispiace dirtelo, ma non sei più un pianeta. D’ora in avanti i pianeti sono otto : Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. E tu non sei tra loro. Vedi, purtroppo per noi Homo sapiens le parole contano. Che possiamo farci? Noi tocca avere a che fare con i concetti che sono sempre sfuggenti, e devi crederci, non è cosa facile. Se non siamo precisi con i termini rischiamo di confonderci, di non capire più nulla. Per questo sei stato retrocesso a “nanopianeta”. Addio, quindi, sappi tuttavia che alle persone comuni, ai bambini, in fondo non importerà nulla chiamarti nano o asteroide o corpo celeste. Sarai comunque un oggetto rotante intorno al Sole, e magari qualcuno sognerà pure di venire a vivere da te. Degli eruditi non ti curare, ogni tanto cambiano le convenzioni per rendere più facile il loro lavoro. E poi cosa dovrebbe dire la Terra? Prima tutti dicevano e scrivevano che se ne stava immobile al centro del sistema, poi un bel giorno arriva Copernico e cosa fa? Ti mette il Sole al centro e la Terra diventa un “astro errante”. Guarda che non è poco, per la Terra è stato un bel dispiacere vedere i suoi ospiti cambiare improvvisamente idea. Ma pensa che c’è ancora una grossa percentuale di persone che, secondo le statistiche, non sa come realmente stanno le cose. Loro vogliono solo godersela, chi se ne importa se la Terra gira intorno al sole o viceversa. Vedrai che anche per te sarà la stessa cosa: i giornali li leggono in pochi e per molto tempo circoleranno libri in cui sei ancora classificato come pianeta. E saranno anche scienziati famosi ad affermarlo. Chi vuoi che cambi, per esempio, Il libro di fisica di Isaac Asimov? D’accordo, la tua eliminazione è stata votata a maggioranza e con un criterio che proprio non condividi. Ma mettiti nei nostri panni, se ci fossimo basati solo sulla misura del diametro, la Terra rischiava di non essere più un pianeta. Caro Plutone, cerca di capire, eravamo al centro del mondo e ora non più, venivamo classificati come l’apice della catena dei viventi e poi si è scoperto che tutto evolve senza nemmeno seguire un disegno prestabilito. Su, dai, non potevamo trovarci addirittura su un pianeta. E poi, scusa, colpa tua che non possiedi massa sufficiente per essere sferico e non interferire con altri corpi. Aspetta comunque, forse un giorno cambieremo sistema di classificazione, o non ci saremo piu e un’altra specie ti restituirà la vita, chiamandoti, ancora, pianeta.

 Luca Sciortino


Ieri frugando e scartando riviste e giornali, decisa ad abbattere la piramide di carta nel mio salotto, l’occhio mi è cascato su questo articolo. L’ho riletto volentieri ed ho deciso di conservarlo in qualche modo. Ancora però mi rimane un dubbio,  l’ironia sottile che serpeggia tra le righe è frutto solo della mia mente bacata?

Una mia piccola impronta in libreria

Un'opera del "Web Writers Group's - Libera associazione di scrittura solidale" che devolve l'intero ricavato della vendita di questo libro, per le finalità benefiche ed assistenziali della LAIF di Roma. Scritto da 34 bloggers di 23 città d'Italia con 60 opere tra poesie e racconti per un totale di 171 pagine sul tema dell'infanzia. Introduzione di Maurizio Mannoni. Il libro è acquistabile in rete presso sito dell'editore, cliccando sull'immagine della copertina.
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