Che ore sono ?

Nei  bassi fondi della notte non ci sono confini nè orari, solo la cadenza della pesantezza. Domande che non hanno senso e giri nel vuoto evitando di guardare quel quadrante che non puo’ alleviare il tempo che pesa sul petto.

Un secondo, un’ora, sgrani chicchi di eternità…

Pulsazioni anomali. Il cuore sembra impazzito, ma non è amore.

Quando ti scagli contro i mulinelli del vento sai che ti aspettano nuvole nere e polmoni in gabbia…

Che ore sono?

Non guardare la sveglia…ci sono già abbastanza orologi le cui lacette sembrano impazzite e ti ronzano in testa come un sciame impazzito…ti succhiano il sangue prima ancora che tu te ne renda conto… devi espanderti nel nulla e riuscire a farne parte.

Chiudi, chiudi presto le ante! … la conosci vero la musica? Una scala percorsa tante volte, con note stonate e intervalli obbligati … ritmi ora selvaggi ora troppo languidi … ritmi primitivi di terre che non hai conosciuto…e melodie così struggenti … ricorda!

Pulsazioni anomali. Strano gong nel silenzio che cade e non trova fondo. L’eco è come una sincope…ma nel blues c’è di meglio lo sai? Butta gli arpeggi di queste marce fantasie e torna a far vibrare i bassi…Te li ricordi come si librano nell’aria? Restituisce loro le ali.

Che ore sono?

E’ l’ora della follia che ti circonda le spalle, follia dura e pura come una droga che manca d’ironia. Come una pazza che non guarisce l’anima. Non frugare nei cassetti, i sogni nascono e muoiono. Tutto viene distrutto per essere costruito nuovamente. Il ritorno della fiamma dell’assoluto è violento quanto il suo slancio, è l’evidenza di chi non riesce a fare le cose a metà.

Ad ogni pulsazione senti il tuo essere espandersi ai quattro venti svuotendosi della sua essenza, nè cuore, nè occhi…cosi impari a scegliere i sentieri della foreste invece che le strade con lampioni e cartelli ad indicarti la strada!

Chiudi, chiudi le ante, presto! Le nuvole sono cosi pesanti, tra poco non potranno piu contenere la loro furia.

Che ore sono?

L’ora della sofferenza che chiama la liberazione. Non cedere, non devi. Ricorda chi sei, ricorda il tuo nome. No, no imbecille! Non il nome che ti hanno dato, ma quello impresso nel palmo delle tue mani, l’impronta della tua anima sul marmo delle nevi perenni. Cio’che sei si perde nalla notte dei tempi. Si , ora ti riconosci.

Lampo. Le nuvole muoiono, la pioggia traslucida lava via le ferite. La vita si difende, le sensazioni rinascono. Lascia la crisalide ormai piccola, assurdamente meschina e dormi, dormi…

Che ore sono?

E’ giorno di sicuro. Fuori i primi rumori hanno un suono quasi mistico che ti dice “vieni”!

 
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