Voglio proporre un grappolo di pensieri per questa giornata.

1) Il ricordo di chi ci ha preceduto può essere un atto di affetto e di saggezza. Può diventare un "momento" in cui raccogliamo la testimonianza delle comuni fragilità umane e la consegna di proseguire l’impegno di ciò che è stato fecondo nella vita della persona defunta.

2) La resurrezione non è una seconda vita nè un semplice prolungamento di quella presente. Nella testimonianza biblica, la resurrezione rappresenta la fioritura piena di questa vita, una pienezza che può operare solo il "Dio che resuscita i morti". Egli compie in noi ciò che ha compiuto per Gesù.

3) La speranza della resurrezione non significa quindi una fuga nell’aldilà, bensì un radicale rimando all’aldiqua, alla cura autentica della vita e all’impegno operoso nella storia. Nella morte rimettiamo la nostra vita nelle mani di Dio che la porta a compimento. Gesù non ha mai separato la partecipazione piena alla vita e la fiducia nel Dio che vince la morte.Questo è l’atteggiamento profondo del credente: mettere la vita e la morte nelle mani di Dio. Le altre speculazioni sono spesso evasioni dalla fiducia in Dio.

4) Tutto l’armamentario del suffragio, come si è sviluppato nel secondo millennio, costituisce un grave insulto all’amore gratuito di Dio. L’industria del suffragio e l’invenzione del purgatorio, avvenuta nel dodicesimo secolo, sono il frutto della delirante presunzione della casta sacerdotal-gerarchica di poter influire sulla condizione dei defunti a suon di messe e di indulgenze. E’ nato così un redditizio quanto scandaloso mercato del tempio, quasi che le mani della chiesa gerarchica fossero più salvifiche di quelle di Dio.

5) Non abbiamo bisogno di nessun suffragio. Non abbiamo un Dio da placare o da muovere a misericordia. Non preghiamo Dio prerchè si affretti a salvare i nostri defunti. Lo preghiamo per averceli donati come compagni di viaggio e perchè dia a noi la forza di credere in Lui, di fidarci della Sua Parola. Lo preghiamo in affettuosa solidarietà con chi soffre per la morte di un familiare o di un amico.

6) In questi giorni purtroppo esplode la superstizione e con i ripetuti riti delle messe di suffragio si legittimano una teologia e una pratica pastorale aberranti, come se un Dio ragioniere aprisse le porte del paradiso a quei defunti che, tramite la rubinetteria ecclesiastica, sono beneficiari di un grande numero di messe celebrate sulla terra.

7) L’anticipo di questa deviazione si trova già nella festa dei santi. Infatti non c’è nessun santo. Santo è solo Dio. Noi siamo semplicemente creature e la nostra fragilità non va nascosta sotto artefatte aureole. Siamo certamente in presenza di percorsi di fede di diversa intensità e possiamo ringraziare Dio quando incontiamo dei testimoni particolarmente stimolanti del Suo amore, ma non è proprio il caso di santificare nessuno. I vari padre Pio, i santi dei santuari e le innumerevoli madonne di cui la gerarchia cattolica ha incoraggiato, inventato o tollerato il culto sono ormai strumenti manipolatori e vere e proprie agenzie assai redditizie.

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