Avevo scorto l’alba dolcemente bagnata dal sole nascente, scrutato la primavera che intrecciava una danza con l’estate, osservato schiudersi i boccioli a colorare di nuove promesse il domani…L’inverno se n’è andato così com’era venuto, gelando i cuori per poi tornare all’altro capo del mondo come un amante deluso a spezzare le ali di un’altra dulcinea coperta di  brina …

I miei occhi ora leggono il presente, un solo ricordo di te, due parole rimaste ancorate nel fondo di uno scrigno disadorno, due anime in pena che ho lette e riletto fino a vederle ricoprirsi di un patina gialla, segno impietoso di un tempo defunto che smaniavo…con la tua ultima penna non hai saputo tracciare le speranze di quello che sarebbe nato, di un seme che chiedeva di crescere, un seme che non abbiamo curato…

Un salice interdetto ha lasciato cadere ai miei piedi i suoi rami, di fronte alla sua muta domanda mi sono commossa al pensiero di me…la ragione è stata la mia ultima sentenza che con un sussulto di dolore  mi  ha scrollato di dosso l’immagine di te ….il sole ora è diventato più forte, più aggressivo…l’estate è apparsa all’improvviso ricoprendo l’orizzonte di velluto…nuove promesse come sospiri languidi mi accarezzano la pelle…e non resisto e rischio di nuovo per un tempo nuovo che sappia di me e di te fino all’alba… o di nuovo tra le braccia della solitudine…sulla sabbia con i miei silenzi traccio i contorni di due corpi che già mi parlano di noi…

tela "tracce sulla sabbia" di Rini Widmer