Le accumuliamo e le chiudiamo in scatole di cartone, alcune più fortunate in casse di legno, e ci dimentichiamo di annotarci sopra cosa sono… e passa il tempo e le scatole di cartone e le casse sono sempre piu umide e le parole faticano a rimanere all’asciutto…ogni tanto una di quelle scatole cede e alcune parole cadono, sono quelle più vecchie, parole lette o scritte dimenticate da tanto tempo…eppure anche loro erano state scelte tra tante ma poi relegate in soffitta alla rinfusa perché non sempre si è avuto il tempo di scegliere quali tenere per la vita, più che per conversare …alcune sono finite su foglietti volanti o su quaderni sgualciti, diventate oramai fuori moda…non vecchie, solo inutilizzabili o non commestibili senza un’adeguata preparazione…sono ingredienti di un piatto che sappiamo possa essere condiviso ma abbiamo dimenticato come metterli insieme con gusto, sentimento ed intelligenza. Questo presuppone un’intenzione, un progetto. Possiamo allora stilare una lista di cosa farne e c’è chi ci riesce, un po’, tra una marea di dubbi…si vuotano quel tanto che basta quelle scatole e alcune parole vengono spostate e messe altrove, e ci ricordiamo questa volta di annotare  cosa sono con un titolo…per sapere cosa c’è dentro a queste nuove scatole bisogna aprirle e non è cosa da poco, anzi!…a volte nel farlo le parole ti piombano addosso con un impeto che lascia sbalorditi, alcune sono odiose o incomprensibili e ci chiediamo se l’autore stesso sia consapevole di ogni sua parola messa in quella scatola, ci chiediamo cosa ci sta dicendo o se vuole veramente dircelo. A volte vuotiamo quelle scatole senza  perdere troppo tempo a selezionare quelle più significative, alcune volte lo facciamo assaporando il gusto della ricerca dei pezzi migliori, quelli da collezione, come fossero oggetti praticamente introvabili e per questo tanto più preziosi…ci stupiamo di quante ne abbiamo accumulate…e svuotiamo…e facciamo pace con quelle scatole…ci rassicura vederle diminuire nel tempo…e scriviamo, e leggiamo, tenendo da parte quelle più leggere  che lasciamo ad asciugare al sole sui fili tesi sopra il verde di un giardino, come fossero immagini fragili ma serene …arriviamo anche a spingerle un po’ brutalmente fuori dall’ombra per farle stare meglio sotto la luce…il loro debole lamento è inutile, lamento che si mischia al vento che finisce per tacere quando loro si diluiscono nell’aria finalmente libere.
Inutile ammassare questi amuleti fonici e grafici contro la sorte, perché la vita si scrive da sola e volerla ricopiare e imprimere nero su bianco serve solo a deporre e incollare sulle pagine,  per un breve lasso di tempo si spera, il dolore.

Tu …ti aspetto da un po’ sai per parlarti di questo ed altro…volevo sapessi di queste scatole…apro porte e finestre e spio il tuo arrivo per correre con te alla più vicina discarica a fare un bel falò che salga alto nel cielo…cenere come concime per nutrire il verde dei prati…oppure carta da riciclare per una grande opera caritatevole….bisogna pur disfarsi delle parole ingombranti! Aspetto una tua lettera che non lascerò invecchiare e non rinchiuderò in nessuna scatola. Ed io ti risponderò con quel mucchietto di neve che ci è rimasta sulla punta delle dita…

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