IL NO
Quando raggiungiamo la nostra soglia di tolleranza, quando riteniamo di avere fatto di tutto per riuscire a comunicare con l’ altro, senza essere riusciti a trovare comprensione, è giunto il momento della rinuncia. Affermiamo i nostri desideri, assumendoci il rischio di deludere e di non corrispondere all’ immagine che gli altri hanno di noi. Impariamo a dire di no.Un no che non è un rifiuto, che non è un offesa per l’ altro, ma una affermazione positiva di noi.(dal Web)
 
…spesso sbattiamo la testa contro il muro perché non sappiamo vedere nel nostro interlocutore l’ostinata volontà a fraintendere e a distorcere le nostre parole, i nostri gesti, le nostre scelte. Da dove nasce questa "volontà"?
Probabilmente dal rifiuto ad accettare i propri limiti e le proprie debolezze, dall’incapacità di essere "umili", di fare un passo indietro  (orgoglio per un trono di cartapesta che ci fà sentire migliori degli altri), nasce dai preconcetti e dai pregiudizi. E da cosa nasce quel "non sappiamo vedere"? Dalla nostra ostinazione a voler essere capiti a tutti i costi, dal nostro bisogno inconscio di essere "accettati". I compromessi alla lunga ci indeboliscono e ci fanno sentire "sporchi", questa sensazione che non provavo da tanto tempo mi ha destabilizzata, ma ora ho capito che nasce dalla sensazione di aver perso la dignità, nasce quando permetti all’altro di umiliarti, nasce dalla fragilità che salta fuori quando senti  che ti sei spesa per nulla.
Le chiamano esperienze di vita, io piccole cicatrici che deturpano la nostra anima.
Siamo fatti di chiaro scuro, non permettiamo agli altri di allargare quella chiazza scura, andiamo incontro alle persone che sanno tirare fuori la nostra luce e non la nostra ombra.
 
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